Out of bounds con Varcare la frontiera


Quando Cavana, il cuore di Trieste, era “out of bounds”, oltre i limiti. 

Negli anni del secondo dopoguerra durante il Governo Militare Alleato molti vicoli e angoli di Cittavecchia erano punteggiati dal “disco malfamato”, dipinto sui muri come monito per le truppe alleate di stanza in città. 

In piena Guerra Fredda, Mario Magajna (1916-2007) che all’epoca lavorava per il «Primorski dnevnik», fotografa gli “hot spot” di Cavana, le case chiuse, e come queste erano una parte sostanziale del tessuto urbano del quartiere e della sua quotidianità.

Foto di Mario Magajna

Una serie di sue foto, in gran parte inedite, provenienti dalla Fototeca della Sezione di storia ed etnografia presso la Biblioteca nazionale slovena e degli studi (Odsek za zgodovino in etnografijo pri Narodni in študijski knjižnici) Fondo Primorski dnevnik, vengono esposte al Cavò in un particolare allestimento in cui rivediamo via dei Capitelli, via del Fico, via delle Mura, via del Fortino, via dei Fornelli e via del Sale.

Con questa nuova iniziativa realizzata da Cizerouno per Varcare la frontiera_Margini & Cavana Stories grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, prende avvio la sezione Out of bounds, che percorre i margini delle “geografie della prostituzione” anche nazionale e che a luglio propone una mostra, un tour e uno spettacolo teatrale.

Dalla stampa dell’epoca

Alla fine degli anni ’50 Trieste fu con Roma e Milano la terza piazza con i maggiori casi di infrazione della Legge Merlin

A Trieste le case chiuse furono da sempre una parte vivace dell’economia cittadina, sotto ogni bandiera: nel 1868 sono registrate 200 lavoratrici in 30 casini, nel 1914, 40 case con 257 lavoratrici, nel 1918 130 lavoratrici in 20 case, inizio anni 20 140 lavoratici in 26 case e 120 clandestine, nel 1925 200 lavoratrici in 33 case di cui 28 in Cavana

Poi con la Legge Merlin dal 20 settembre 1958 le case chiuse diventano “out of bounds” per tutti. Il 19 settembre il «Piccolo sera» scrive: «Da domani sera alle 20 le ultime “case chiuse” saranno chiuse sul serio»

«La grande industria del vizio si è scissa in numerosi rivoletti di modesto artigianato» e Trieste entra nelle cronache della stampa dell’epoca per il proliferare di affitacamere ad ore, per i prezzi esosi di alcune stanze affittate in Cavana, per i «loschi amministratori di stabili» e per uno dei primi grandi scandali, nel 1959, delle «ragazze squillo». 

Foto di Mario Magajna

Le voci dimenticate delle prostitute italiane degli anni ’50 saranno riportate alla luce con lo spettacolo Una delle tante di Nicole De Leo giovedì 18 luglio alle ore 21 al Teatro dei Fabbri.

Attraverso la lettura delle lettere indirizzate alla senatrice Merlin, Una delle tante rivela le storie autentiche e commoventi delle “donne maledette”, che affrontarono umiliazioni, angosce e problemi assillanti.

Ecco dunque i primi tre appuntamenti di luglio con i “margini” di Varcare la frontiera:

Venerdì 12 luglio alle ore 18 inaugurazione della mostra
Out of bounds. La Cavana delle case chiuse nel secondo dopoguerra nelle foto di Mario Magajna
al Cavò in via San Rocco 1, Cavana, Trieste
fino al 4 agosto 2024
giovedì, venerdì, sabato dalle 18 alle 19.30

Mercoledì 17 luglio alle ore 21 tour speciale di
Cavana Stories
con Francesca Pitacco su un nuovo itinerario alla scoperta delle case chiuse in Cavana
e apertura notturna della mostra al Cavò.

Giovedì 18 luglio ore 21 al Teatro dei Fabbri
Una delle tante
letture e regia di Nicole De Leo
musiche e coordinamento Mario Di Martino
visual Vincenzo Luongo per Comunicarte
ricerca iconografica Massimiliano Schiozzi

Info e prenotazioni:
info@cizerouno.it


Comments are closed.